I principali esponenti di sinistra in Italia
La Sinistra italiana ha vissuto nel corso del Novecento un processo di trasformazione continua e di bilanciamento tra posizioni fondamentaliste e progressiste che ha portato più volte a scissioni interne ai partiti e alla costituzione di nuove formazioni politiche. Al di là delle divisioni, è tuttavia possibile individuare delle figure particolarmente rappresentative di questa area politica.
Da Gramsci a Togliatti: il Pci a cavallo della Seconda guerra mondiale
La storia del Partito Comunista Italiano (Pci) è legata sicuramente a quella del suo fondatore, Antonio Gramsci. Questi, assieme ad Amedeo Bordiga, diede vita al partito nel 1921 in seguito alla scissione di alcune correnti di sinistra del Partito Socialista italiano (Psi). Gramsci era reduce dall’esperienza dei consigli di fabbrica torinesi e i due impostarono la linea politica del partito sull’idea sovietica di realizzare anche in Italia un sistema socialista. Comprendendo di essere su una posizione minoritaria, nel 1926 Gramsci firmò con Palmiro Togliatti le “Tesi di Lione” in cui si ponevano le basi per la costituzione di un partito di massa. La dittatura fascista significò il carcere per Gramsci che morì nel 1937 proprio in cella, mentre Togliatti si rifugiò all’estero da dove continuò clandestinamente la sua attività politica. Il rientro in Italia avvenne nel 1944 e portò a una seconda trasformazione dell’indirizzo politico: si abbandonava l’idea della rivoluzione socialista per conquistare un ruolo primario come partito di opposizione, risolvere il problema della disoccupazione, incentivare la ripresa economica e realizzare la giustizia sociale partendo, ad esempio, dalla lotta all’evasione fiscale. Quando nel 1964 morì, Togliatti lasciò il vuoto tipico delle figure carismatiche.
La svolta degli anni ’70
Gli anni Settanta coincisero con la stagione dello stragismo che porto il Pci a cercare il dialogo con la Democrazia Cristiana. A sostenere la necessità del “compromesso storico” fu il segretario Enrico Berlinguer, eletto nel 1972. Egli rifletté a lungo sull’etica della politica: condannò pubblicamente la politica di Mosca e le violazioni dei diritti umani in Urss, proclamò l’autonomia dei partiti comunisti occidentali e sostenne un modello di Stato democratico e in cui sono garantite tutte le libertà personali. Berlinguer morì nel 1984.
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